Autentiche impressioni

Si mostrano, di fronte a me, due anziani signori.
Hanno spalle sfibrate, e appaiono come colti da un lieve senso di estraneità.
Lui la osserva, le stringe il braccio, svigorendole ancor di più la pelle, e immediatamente è malinconia.

«Ti ricordi?» ​

Nessuna parola, neppure un suono riesce a travolgerla.
Il silenzio si disperde.

Uno sguardo allora s’inoltra nella scena. E’ un autentico e immediato scambio di immagini.
La sommerge interamente.

Così, quella sua bellezza resta in un volto ondulato, ed è proprio li, a trascinarmi via.

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Dipinto di Inan Aksoy

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Reti di smarrimento

Accediamo tutti, prima o poi, a una realtà chiamata mondo.
Un paesaggio vasto e desolato, tinto di speranze e di innocenti aspettative.

Siamo lì, con le mani oscillanti, trasportati da un vortice di formale smarrimento.
Una realtà dove ognuno di noi riesce ad apparire, pur nascondendosi.

Chi non emerge, infatti, è comunque osservato e catalogato come essere, pur vivendo naturalmente come un essere celato.

E’ come un mondo di piccole strade collegate a vie intermedie, e a ognuno di noi è chiesto di spostarsi giorno dopo giorno. Una rete che ci cattura ad ogni impronta.

A volte poi si sbaglia strada, si tenta di sfuggire alla successiva, ma ne è inevitabile l’incontro.
Ogni uomo si dimentica spesso una via ormai lontana, pur mantenendone il sorriso regalato da chi vi abitava.

E in questo piccolo ma ingente mondo di strade, incontri e confronti, mai nessuno è poi cosi tanto attento nel memorizzarne i colori.

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Golconda (1953) – René Magritte

Il lieve contraddirsi

E’come un ossessione, il lieve contraddirsi.

C’è chi vuole danzare tra i riflessi di una casa di vetro, chi aspira a diffondere un suono attraverso un palco.
E’ un ambire a una realtà più accogliente, un attesa per un soggiorno in una caverna di parole già prescritte.

Eppure si resta fermi.

Ci si rinchiude in quattro pareti d’inganno, ci si siede a bocca chiusa, con il terrore che uno sguardo possa incrociare il nostro timore.

Conviene contraddirsi, per saper catturare ogni differenza.

A volte è come aderire alle illusioni senza prenderne dimora.

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[Salvador Dalí, Fiori surrealisti – 1938]