L’uomo incorporeo

Pareva sciogliersi

il colore

quando la sua voce

oscillava nel

vento.

 

Il silenzio,

ugualmente esposto alla verità,

tremava per

la volontà di svanire.

 

In lui

dimoravano i sogni

di chi li aveva smarriti.

Si adagiavano

sull’ombra del sole,

nei volti

di chi aveva udito

il suo canto.

 

Giornalmente

tramontava

il dolore;

 

in lui, emergeva

la vita.

 

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[Illustrazione di Florian Nicolle]

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Il lupo e l’alba del suo divenire

{Il lupo e l’alba del suo divenire}


Si svegliò, dopo aver notato che altri giovani, intorno a lui, avevano il volto verso il cielo e gli occhi serrati.

Nel disordine di un istante

 tentò di disincantarli,

agitando l’anima come un folle.

 

Questi, senza alcuna esigenza di ricorrere allo sguardo, gli posero rapidamente la mano sul cuore.

Iniziò a notare i suoi battiti allacciarsi a qualcosa di sconfinato: una melodia tanto morbida, quanto inesauribile, scorreva nelle loro armature.

Si guardò attorno; ognuno di essi, sprovvisto di una maschera, era rivestito da un vapore brillante.

Con la stessa fragilità con cui avevano accarezzato il suo cuore, cominciò allora a distendere le mani, pronto a esercitare lo stesso gesto verso il respiro di qualcun altro.

 

 

Amabilmente, sorrise.

Il vapore iniziò a scorrere sul corpo, e un sottile velo di colore gli tinse il corpo.

Iniziò a inseguire la musica che gradualmente colmava il suo spirito, lo stesso canto che in origine aveva raggiunto tutti.

 

Chiuse gli occhi,

alzò il volto

e divenne lupo.

 

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[Dedicato a coloro che sanno, a chi comprende l’insolita suggestione della musica, la collisione con la poesia, e sopratutto, l’intreccio tra anime.]

Inevitabilmente perplesso

Arriva nella vita di un uomo l’attimo di consapevolezza che lo rende inaspettatamente incosciente.
E la domanda che si pone, di fronte a questo annebbiamento, lo disorienta.

E’ stordito da un’ingenuità che non aveva mai individuato.
Un innocenza che lo porta, con una risposta, ad inchinarsi ai suoi dubbi.

‘Come potrei esprimermi?’

L’uomo colleziona negli anni medaglie di emozioni vissute, sperimenta il mondo da un punto di vista diverso da ogni altra personalità.
Ma se tutti noi siamo imbottiti di medaglie, quasi fino ad esplodere, c’è bisogno che l’uomo riesca ad indossarle differentemente dai suoi simili.
E allora si sceglie una destinazione, un obbiettivo che ci porti a rivelare le nostre caratteristiche migliori.

Come un albero da cui si diramano rami infiniti, così gli individui si allontanano per convivere con la decisione appresa.
Ciò che rende incredibile questa espressione dell’uomo è che lentamente egli riesce a manifestare la sua libertà e le sue origini, che sia dal suono di un pianoforte, o dal rumore dei suoi candidi passi su un palco.

Così ognuno di noi rappresenta se stesso, e tra note musicali, movimenti e parole, i rami si bloccano, lasciando altri uomini a guardare.

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Edvard Munch, ‘Sera sul viale Karl Johan’, 1892