Elogio a Bernard Marx

[Ispirato a Bernard Marx, da «​Il mondo nuovo​»​ di Aldous Huxley]

Era lì che abitava, in quel leggero libro posato sulle gambe, in quel mondo fantascientifico di cui non avevo visto nulla, ed io non conoscevo la sua identità.

Cosi, iniziai a esplorare.

Atterrai nel nuovo mondo, intorno a tutti loro, sentendomi già parte di un’umana stabilità, di una società senza difetti, ma al tempo stesso, senza coscienza.

Capitolo IV

Sbattei le palpebre.

Un uomo piccolo, come descritto, ma dopo ogni capitolo, sempre più grande.

Un individuo incosciente della sua meravigliosa individualità.

La sua essenzialità​ sembrava divorarmi ad ogni verso, era come osservarla tra le pagine.
La solitudine, purtroppo, lo accompagnava in ogni istante, e lui era consapevole di averla accanto.

Bernard Marx, nella sua complessa e brillante caverna di pensieri, mi regala speranza. Si dissocia dagli altri, perché per un «​errore»​ lui è ancora vero.

Conosce l’illusione che lo circonda, ma sa di dover mantenere l’ordine, si tiene in equilibrio sull’incomprensione che suscita in chi è illusorio.
E nel suo equilibrio, è un essere del tutto squilibrato.

Ma la libertà la conosce bene, Bernard. E’ sempre lì davanti, anche quando ad offuscarlo c’è la malinconia.

«E tu, non desideri essere libera?»

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Inevitabilmente perplesso

Arriva nella vita di un uomo l’attimo di consapevolezza che lo rende inaspettatamente incosciente.
E la domanda che si pone, di fronte a questo annebbiamento, lo disorienta.

E’ stordito da un’ingenuità che non aveva mai individuato.
Un innocenza che lo porta, con una risposta, ad inchinarsi ai suoi dubbi.

‘Come potrei esprimermi?’

L’uomo colleziona negli anni medaglie di emozioni vissute, sperimenta il mondo da un punto di vista diverso da ogni altra personalità.
Ma se tutti noi siamo imbottiti di medaglie, quasi fino ad esplodere, c’è bisogno che l’uomo riesca ad indossarle differentemente dai suoi simili.
E allora si sceglie una destinazione, un obbiettivo che ci porti a rivelare le nostre caratteristiche migliori.

Come un albero da cui si diramano rami infiniti, così gli individui si allontanano per convivere con la decisione appresa.
Ciò che rende incredibile questa espressione dell’uomo è che lentamente egli riesce a manifestare la sua libertà e le sue origini, che sia dal suono di un pianoforte, o dal rumore dei suoi candidi passi su un palco.

Così ognuno di noi rappresenta se stesso, e tra note musicali, movimenti e parole, i rami si bloccano, lasciando altri uomini a guardare.

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Edvard Munch, ‘Sera sul viale Karl Johan’, 1892

Il lieve contraddirsi

E’come un ossessione, il lieve contraddirsi.

C’è chi vuole danzare tra i riflessi di una casa di vetro, chi aspira a diffondere un suono attraverso un palco.
E’ un ambire a una realtà più accogliente, un attesa per un soggiorno in una caverna di parole già prescritte.

Eppure si resta fermi.

Ci si rinchiude in quattro pareti d’inganno, ci si siede a bocca chiusa, con il terrore che uno sguardo possa incrociare il nostro timore.

Conviene contraddirsi, per saper catturare ogni differenza.

A volte è come aderire alle illusioni senza prenderne dimora.

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[Salvador Dalí, Fiori surrealisti – 1938]