Eleide

«Signore, le sembra il modo di ammirare una vicinanza?

Lei mostra impeto, ma neppure un rimedio.

Come può eludere il tormento

 

«Eleide, è cosi lieve l’interesse che scorre,

delimita correnti, conosce soltanto impressioni.

Scivola via, e poi da fiume,

o sentimento

trova il suo profeta.

Diventa colore inscindibile».

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[Fotografia di Steve McCurry]

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Sospeso

Da qualche parte, marciando verso il mare, un uomo riesce a scorgere un allucinazione.

Comprende, sfiorandole appena, quelle autentiche forme ingenue.

Stringe a se la camicia di forza, posa con sdegno l’ingannevole maschera.

Vediamo il suo corpo precipitare, e l’anima slanciarsi.

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Tra i labirinti del tempo

C’è chi usa il mondo come un contenitore, seminando ogni emozione, e aspettando che fiorisca.

Ognuna di esse, lentamente, sembra mutare mentre si osserva, come fosse un giovane che abbandona le sue disarmate vesti per indossare un nuovo tipo di eleganza.

Diviene un luogo colmo di aspettative, un intreccio di timori e briciole di onore.

Si può marciare senza voltarsi, e soprattutto sorridere, senza il sospetto di un respiro infranto.

E ogni uomo, ormai dischiuso tra i labirinti del tempo, è lì a guardare il suo giardino, pronto a interrare altre forme di speranza.

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Elogio a Bernard Marx

[Ispirato a Bernard Marx, da «​Il mondo nuovo​»​ di Aldous Huxley]

Era lì che abitava, in quel leggero libro posato sulle gambe, in quel mondo fantascientifico di cui non avevo visto nulla, ed io non conoscevo la sua identità.

Cosi, iniziai a esplorare.

Atterrai nel nuovo mondo, intorno a tutti loro, sentendomi già parte di un’umana stabilità, di una società senza difetti, ma al tempo stesso, senza coscienza.

Capitolo IV

Sbattei le palpebre.

Un uomo piccolo, come descritto, ma dopo ogni capitolo, sempre più grande.

Un individuo incosciente della sua meravigliosa individualità.

La sua essenzialità​ sembrava divorarmi ad ogni verso, era come osservarla tra le pagine.
La solitudine, purtroppo, lo accompagnava in ogni istante, e lui era consapevole di averla accanto.

Bernard Marx, nella sua complessa e brillante caverna di pensieri, mi regala speranza. Si dissocia dagli altri, perché per un «​errore»​ lui è ancora vero.

Conosce l’illusione che lo circonda, ma sa di dover mantenere l’ordine, si tiene in equilibrio sull’incomprensione che suscita in chi è illusorio.
E nel suo equilibrio, è un essere del tutto squilibrato.

Ma la libertà la conosce bene, Bernard. E’ sempre lì davanti, anche quando ad offuscarlo c’è la malinconia.

«E tu, non desideri essere libera?»

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Autentiche impressioni

Si mostrano, di fronte a me, due anziani signori.
Hanno spalle sfibrate, e appaiono come colti da un lieve senso di estraneità.
Lui la osserva, le stringe il braccio, svigorendole ancor di più la pelle, e immediatamente è malinconia.

«Ti ricordi?» ​

Nessuna parola, neppure un suono riesce a travolgerla.
Il silenzio si disperde.

Uno sguardo allora s’inoltra nella scena. E’ un autentico e immediato scambio di immagini.
La sommerge interamente.

Così, quella sua bellezza resta in un volto ondulato, ed è proprio li, a trascinarmi via.

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Dipinto di Inan Aksoy

Reti di smarrimento

Accediamo tutti, prima o poi, a una realtà chiamata mondo.
Un paesaggio vasto e desolato, tinto di speranze e di innocenti aspettative.

Siamo lì, con le mani oscillanti, trasportati da un vortice di formale smarrimento.
Una realtà dove ognuno di noi riesce ad apparire, pur nascondendosi.

Chi non emerge, infatti, è comunque osservato e catalogato come essere, pur vivendo naturalmente come un essere celato.

E’ come un mondo di piccole strade collegate a vie intermedie, e a ognuno di noi è chiesto di spostarsi giorno dopo giorno. Una rete che ci cattura ad ogni impronta.

A volte poi si sbaglia strada, si tenta di sfuggire alla successiva, ma ne è inevitabile l’incontro.
Ogni uomo si dimentica spesso una via ormai lontana, pur mantenendone il sorriso regalato da chi vi abitava.

E in questo piccolo ma ingente mondo di strade, incontri e confronti, mai nessuno è poi cosi tanto attento nel memorizzarne i colori.

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Golconda (1953) – René Magritte

L’umanità respinta

La memoria si sprigiona, opponendosi all’assenza.

Fermi, e inondati dal timore, si partecipa al rimpatrio del passato.

Cosi da far nascere una connessione immutabile tra chi osserva, e chi ha vissuto.

E’ come incontrare altri uomini proiettati sull’estremità dei propri occhi.

Si assiste in prima fila, di fronte a tragiche evidenze.

Si calpestano impronte, illusioni, e giornate di vile ingiustizia, marciando come stranieri in un luogo che non rivela nulla di sconosciuto.

E osservare la solidità di quella precisa verità congela e trasforma ogni area del pensiero.

Lì, dove la morte non si rifiuta di prenderti, in un luogo distante dall’umanità,

in un rifugio di speranze mal concluse.

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Auschwitz – 30/03/15